di Davide Simone

fotovietnammin___Sebbene la Guerra del Vietnam abbia avuto inizio solamente nel 1965, sotto l’amministrazione Johnson e a seguito della “false flag” del Tonchino, non sono i pochi a ritenere sia stato John Kennedy a dare il via al confronto armato con il regime di Hanoi.

Benché non sia possibile sapere con certezza quali mosse JFK avrebbe scelto nello scacchiere asiatico se non fosse stato ucciso, gli elementi a nostra disposizione fanno tuttavia credere si sarebbe mosso seguendo una linea diversa da quella del suo successore, evitando il coinvolgimento bellico del suo Paese. Non soltanto Kennedy aveva infatti rifiutato la proposta di un invio delle truppe, avanzata nel 1961 dai vertici dell’esercito a seguito della presentazione del Taylor Report (dopo la crisi dei missili di Cuba, Kennedy aveva cominciato a diffidare dell’autorità militare, ritenendola troppo impulsiva per affrontare i nodi della diplomazia), ma anche alcuni dei suoi più importanti ed ascoltati consiglieri e diplomatici, come il senatore Mike Mansfield, i segretari di Stato Chester Bowles e George Ball, Averel Harrimann (cui Kennedy aveva dato l’incarico di “ambasciatore viaggiante”) e l’ambasciatore John Kenneth Galbraith avevano caldeggiato un approccio diplomatico al problema vietnamita, così da non inasprire i rapporti tra Est e Ovest.

Queste proposte sembrarono trovare accoglimento, tanto è vero che nello NSAM (National Security Action Memorandum) 262 dell’11 ottobre 1963 fu stabilito il progressivo e definitivo ritiro del personale tecnico statunitense dal Vietnam del Sud, operazione che avrebbe dovuto concludersi nel 1965 (il documento prevedeva di ritirare già mille uomini entro il 1963).

fotovietnammin_Non va inoltre dimenticato come John Kennedy avesse rifiutato l’idea di un utilizzo della forza anche in Laos, Paese che presentava una situazione simile a quella vietnamita e per il quale fu decisa, durante una conferenza di pace a Ginevra nel 1962, la creazione di un governo tripartito costituito da una fazione comunista, una filo-americana ed un’altra neutrale.

Secondo alcune delle teorie che prendono le distanze dai risultati della controversa Commissione Warren sui fatti di Dallas, fu proprio il rifiuto di un impegno militare in Vietnam a spingere i poteri deviati dello Stato e i produttori di armi ad eliminare il Presidente; per i primi, già scontenti dopo l’ottobre 1962*, il disimpegno dal teatro vietnamita avrebbe infatti significato un arretramento rispetto all’imperialismo socialista, mentre per i secondi la perdita di commesse per miliardi di dollari.

* durante la crisi dei missili di Cuba dell’ottobre 1962, i vertici militari statunitensi avevano chiesto di attaccare le postazioni sovietiche nell’isola caraibica.

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Sezione: Eventi, News, Storia

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